Piazza delle Donne Partigiane 2.0
Installazione artistica dedicata alle donne partigiane bandita dalla piattaforma Concorrimi.it Milan / Italy / 2020
Concept di progetto
Ieri
Settantamila. Questo è l’apporto stimato delle donne alla Resistenza partigiana. Tuttavia, quando si pensa alla Resistenza solo raramente ciò che si immagina va al di là di una partecipazione prettamente maschile. La donna era ancora connotata dal suo ruolo tradizionale di cura e di centro della famiglia. In realtà, la Resistenza non sarebbe stata possibile senza la partecipazione attiva femminile.
Il ruolo più frequentemente ricoperto era quello della staffetta. Giovani donne tra i 16 e i 20 anni, le staffette venivano incaricate di mantenere i contatti tra le diverse formazioni partigiane e di trasmettere importanti informazioni, ordini e direttive: erano in prima linea, rischiando la vita senza possibilità di difendersi perché disarmate. Ma il ruolo di staffetta, per quanto il più diffuso e ricordato, non è stato l’unico. Le donne contribuivano alla protezione dei partigiani, dando rifugio e generi di prima necessità, e ad azioni di resistenza civile nelle città. Nei Gruppi di difesa della donna, ad esempio, si tutelavano le lavoratrici e si preparavano aiuti da portare alle brigate.
Viene meno ricordata e citata la loro partecipazione attiva alla lotta armata, osteggiata da mille pregiudizi. “Il problema è il tabù delle donne che esercitano la violenza, che ovviamente era molto forte in un contesto culturale tradizionalista come quello italiano. Riconoscere alle donne la possibilità di esercitare la violenza armata avrebbe significato riconoscere un’uguaglianza di genere”.
Molte sceglievano la strada della Resistenza perché quello che avevano alle spalle non lasciava alternative. Ma non mancarono quelle che videro nella vita partigiana un’occasione di emancipazione. Certamente, “Ognuna l’ha fatto perché voleva sentirsi libera”.
Dopo la guerra molte partigiane, non potendo dimostrare di aver fatto parte delle formazioni armate ufficiali, vengono emarginate ed il loro merito non viene riconosciuto dalle autorità. Motivo per cui la loro storia viene resa nota solo più recentemente. Afferma la storica Simona Lunadei: “C’è un lavoro che ancora andrebbe fatto: dovremmo ricostruire i fili biografici di queste donne – che in molti casi purtroppo sono già scomparse – per permetterci di raccontare quello che finora è stato taciuto”.
Oggi
L’idea alla base del progetto è quella di ricordare il ruolo decisivo delle partigiane, omaggiando le diciannove donne citate dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia tra le medaglie d’oro al valor militare. La loro testimonianza e l’eredità che hanno lasciato viene rappresentata con gli elementi sviluppati in verticale elevandosi dalla base fitta dell’installazione, simbolo della società femminile dell’epoca. Ogni elemento verticale porta alla sommità un simbolo riconducibile a ciascuno degli ambiti in cui l’attività delle donne partigiane si esplicava: staffette, lotta armata, protezione, resistenza civile. L’alfabeto che ne risulta è il testimone che viene raccolto dalla ventesima partigiana, la partigiana del futuro, rappresentata da un elemento che corre intorno ai diciannove elementi verticali, quasi ad abbracciarli.
Concept di progetto Ieri Settantamila. Questo è l’apporto stimato delle donne alla Resistenza partigiana. Tuttavia, quando si pensa alla Resistenza solo raramente ciò che si immagina va al di là di una partecipazione prettamente maschile. La donna era ancora connotata dal suo ruolo tradizionale di cura e di centro della famiglia. In realtà, la Resistenza non sarebbe stata possibile senza la partecipazione attiva femminile. Il ruolo più frequentemente...
- Year 2020
- Work started in 2020
- Work finished in 2020
- Main structure Steel
- Cost 5000
- Status Unrealised proposals
- Type Parks, Public Gardens / Public Squares, Streets / Urban Furniture


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