Lungarno alle Grazie | b-arch
Il riflesso della storia Florence / Italy / 2020
Affacciata su uno dei tratti più suggestivi del Lungarno fiorentino, questa dimora storica interpreta l’abitare contemporaneo come un esercizio di ascolto, continuità e misura. Il progetto di B-ARCH nasce dal desiderio di restituire valore a un luogo carico di memoria — un appartamento di impianto medievale, già dimora di Niccolò Tommaseo — evitando ogni forma di mimetismo o di cristallizzazione storicista. L’intervento si muove invece lungo una linea sottile, dove il passato viene assorbito, trasformato e reso parte di una quotidianità autentica.
Il vero elemento generatore del progetto è il rapporto con l’Arno. Il fiume diventa una presenza luminosa e mutevole, capace di influenzare profondamente la percezione dello spazio. I raggi del sole che si riflettono sull’acqua entrano nella casa disegnando ombre morbide sulle pareti e creando un movimento continuo che accompagna la vita domestica. La luce culla, attraversa, connette.
Da questa consapevolezza nasce una riflessione progettuale centrata sulle prospettive, sulla diffusione della luce naturale e sulla possibilità di amplificare il dialogo con l’esterno senza alterare l’architettura originaria. Inizialmente, solo alcune stanze godevano dell’affaccio diretto sul fiume; il progetto interviene per estendere questa relazione a tutta la casa, trasformando la luce in un filo conduttore capace di unificare ambienti diversi.
L’organizzazione planimetrica rafforza questa intenzione. L’ingresso è concepito come uno spazio di accoglienza e mediazione, in grado di svincolare gli ambienti più privati dalle aree di rappresentanza affacciate sul Lungarno. I grandi saloni diventano luoghi di defaticamento e convivialità, pensati per accogliere ospiti e abitanti in un’atmosfera rilassata e domestica, lontana da ogni formalismo. Qui il tempo sembra dilatarsi, lasciando spazio alla conversazione, alla luce e allo sguardo che scorre verso l’esterno.
Un sistema di nuove aperture, progettate sulle proporzioni di quelle esistenti, costruisce un percorso circolare che attraversa l’intera abitazione. Le porte non sono semplici passaggi funzionali, ma veri e propri dispositivi spaziali: occasioni per creare “quadri tridimensionali”, frammenti di vita che si susseguono nello spazio, amplificando le visuali e favorendo la diffusione della luce naturale. Lo stratagemma delle porte “tagliate”, integrate nello spessore delle murature, permette di nasconderne l’ingombro, garantendo una continuità visiva e una fluidità percettiva che alleggerisce l’impianto storico senza tradirlo.
La scelta cromatica segue una logica di sottrazione consapevole. Pareti e soffitti sono uniformati in una delicata tonalità di grigio-azzurro, pensata come un fondale neutro capace di valorizzare la luce, la materia e gli oggetti. Questo “canvas” accoglie con naturalezza un insieme eclettico di arredi vintage, pezzi di design e oggetti carichi di memoria, costruendo un racconto stratificato.
Nel soggiorno di rappresentanza, le nervature delle travi affrescate e il camino originale in marmo dialogano con un tavolino bar di Willy Rizzo, tappeti in seta cinese vintage della Galleria Boralevi e un lampadario in vetro di Murano. Questi elementi, apparentemente distanti per epoca e linguaggio, vengono uniti da divani accoglienti in off-white e dalla palette cromatica uniforme, restituendo un’atmosfera calda, domestica e profondamente vissuta.
La cucina rappresenta il cuore operativo e conviviale della casa. Organizzata attorno a un prezioso banco da sartoria ottocentesco, diventa un luogo di incontro e permanenza, pensato per cucinare insieme, lavorare e accogliere amici. Il tavolo dialoga con una cucina su misura in Corian azzurro pallido, della stessa tonalità delle pareti, in un equilibrio che annulla i confini tra arredo e architettura. Anche qui, la luce dell’Arno entra attraverso le aperture simmetriche, trasformando lo spazio in una stanza luminosa e generosa.
Nella zona notte, l’intervento si fa ancora più misurato e intimo. La camera padronale occupa l’antica cucina, dove la presenza della vecchia cappa in pietra viene reinterpretata come elemento scenografico che accoglie e protegge la vasca del bagno privato. È un gesto che sintetizza l’approccio dello studio: non cancellare la storia, ma leggerla come materia progettuale, trasformandola in occasione spaziale.
Il progetto si configura così come una naturale prosecuzione della vita dell’edificio. Un lavoro di ricerca e mediazione, in cui il rispetto per il manufatto storico convive con la necessità di rappresentare l’identità di chi oggi abita questi spazi. Attraverso un uso calibrato del colore, una progettazione attenta delle prospettive e una cura minuziosa del dettaglio, B-ARCH costruisce un equilibrio sottile tra antico, moderno e contemporaneo. Il risultato è una casa che non ostenta, ma accompagna; che non impone un’estetica, ma la lascia emergere nel tempo, come il riflesso dell’Arno che, silenziosamente, continua a scorrere sulle sue pareti.
Affacciata su uno dei tratti più suggestivi del Lungarno fiorentino, questa dimora storica interpreta l’abitare contemporaneo come un esercizio di ascolto, continuità e misura. Il progetto di B-ARCH nasce dal desiderio di restituire valore a un luogo carico di memoria — un appartamento di impianto medievale, già dimora di Niccolò Tommaseo — evitando ogni forma di mimetismo o di cristallizzazione storicista. L’intervento si muove invece lungo...
- Year 2020
- Work started in 2019
- Work finished in 2020
- Status Completed works
- Type Apartments / Interior design / Recovery/Restoration of Historic Buildings / Residential renovation / Styling
- Websitehttps://www.ad-italia.it/gallery/b-arch-progetta-dimora-fiorentina-affacciata-sull-arno-foto/



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