Private Apartment | MOITIÉ STUDIO
Milan / Italy / 2026
Al quinto piano di un palazzo razionalista anni Trenta firmato da Giovanni Muzio, l’architettura conserva quella gravitas silenziosa tipica della Milano colta: proporzioni misurate, solidità, un’eleganza che non chiede attenzione ma la impone. È qui che Moitié Studio – fondato da Francesco Gennaro e Giorgia Rossi – ha messo mano a un appartamento di 150 mq, trasformandolo in un racconto domestico sofisticato e articolato, dove memoria e contemporaneità trovano finalmente un terreno comune.
Prima dell’intervento, la casa sembrava trattenere il respiro. Un grigio uniforme avvolgeva ogni superficie, assorbendo la luce invece di restituirla; il parquet originale sopravviveva solo a tratti, come un ricordo interrotto, mentre l’ingresso – isolato, rigido, pavimentato in un marmo datato privo di carattere – non accompagnava il percorso ma lo spezzava. A complicare il quadro, un pilastro ingombrante proprio all’entrata e una trave che interrompeva la continuità delle grandi vetrate affacciate sullo skyline di Garibaldi. Restavano però alcuni dettagli preziosi: le porte originali d’epoca e la cornice in stucco sul soffitto del living, testimonianze di una Milano borghese e razionale che meritavano di essere ascoltate, non cancellate.
«Quando sono entrato per la prima volta», racconta Francesco Gennaro, «ho capito subito che non si trattava di imporre un segno, ma di togliere: liberare lo spazio, far tornare la luce protagonista, rimettere in dialogo la casa con la città».
Le richieste della committenza – una famiglia legata al mondo della finance, con due figli – erano essenziali ma chiarissime: meno partizioni, più respiro, una palette chiara e calda, capace di dare carattere allo spazio con discrezione. E poi un riferimento affettivo preciso: Londra, città a lungo abitata dai proprietari, evocata non in modo letterale ma come atmosfera, come equilibrio tra classicità e vita vissuta.
In soli quattro mesi di lavori, Moitié Studio lavora su quel confine sottile che separa apertura e misura, memoria e nuova quotidianità. Il progetto si concentra soprattutto sull’asse ingresso–living, completamente ridisegnato attraverso tre microarchitetture che scandiscono lo spazio e trasformano i vincoli in occasioni progettuali: un primo grande volume curvo che accoglie e scandisce l’ ingresso e il salotto, un elemento strutturale esistente – il pilastro – assorbito nel disegno e trasformato in armadio contenitivo, e infine un volume riflettente che chiude e dilata lo spazio, introducendo profondità e luce. Tutta la casa, fatta eccezione per pochi accenti, è immersa in un bianco crema che amplifica la luce e crea continuità, mentre i pavimenti vengono uniformati recuperando e proseguendo il parquet d’epoca.
Il primo gesto forte è un grande volume curvo rivestito in seta Phillip Jeffries: serve l’ingresso e il salotto, nasconde armadiature e televisione dietro ante scorrevoli bordate in ottone, ed è interrotto da due librerie gemelle in noce, a tutt’altezza. Un vuoto pieno di oggetti, libri, tracce di vita, che rompe la compattezza del blocco e ne bilancia la presenza. Di fronte, l’angolo conversazione è un manifesto di comfort misurato: chaise longue Magi di Flexform in cuoio, divani Augusto di Molteni in velluto color muschio, tappeto avorio CC-Tapis, coffee table circolari Maxalto e un tavolino monolitico su disegno dello studio in calacatta gold.
Il pilastro, da ostacolo, diventa protagonista: integrato tra i divani, accoglie un armadio contenitivo decorato con gli stessi stucchi del soffitto, in un rimando diretto a quella idea di continuità cara al razionalismo milanese. «Ci interessa molto lavorare per analogie», spiega Giorgia Rossi. «Riprendere un dettaglio esistente e farlo migrare altrove, come facevano i maestri del Novecento, capaci di costruire interni colti, sofisticati ma sempre liberi da ogni rigidità. »
La parete del dining, trattata con lo stesso linguaggio plastico, fa da fondale al tavolo Henry di Poliform in frassino nero, customizzato con top in calacatta viola, attorno al quale trovano posto sei Wishbone Chair di Carl Hansen, che dialogano con l’eleganza sobria dell’insieme – un omaggio implicito a Wegner e alla sua idea di comfort senza tempo.
Un terzo volume, rivestito in specchio extrachiaro bisellato, riflette le sculture di Paul Bik e un’iconica lampada di Achille Castiglioni: gesto scenografico ma calibrato, che nasconde il bar in noce, l’accesso alla zona notte e moltiplica la luce. Il corridoio verso la cucina diventa così uno spazio da abitare, con una panca in nicchia rivestita in pregiato tessuto Lizzo, applique Louis Poulsen e l’opera materica Green Ink di Paolo Fiore.
La cucina si rivela attraverso un vero e proprio cannocchiale prospettico, incorniciato da un portale in calacatta viola. Disegnata interamente su misura, è un ambiente raccolto che rilegge in chiave neoclassica le cucine londinesi: tavolo centrale in noce con tre sedie Armory di Marta Sala, sospensione di Gino Sarfatti by Astep e il quadro materico di Meridiani. Un equilibrio che richiama certe atmosfere di Edwin Lutyens, filtrate però da una sensibilità tutta contemporanea.
Dietro la porta a specchio, la zona notte restituisce il passo alla memoria: le porte originali restaurate introducono alle camere e ai bagni. Nella master bedroom il progetto si fa più intimo. Il letto, basso e rivestito in un tessuto caldo e polveroso, dialoga con una parete trattata come una quinta: carta da parati scura Sandberg, attraversata da un disegno dorato che crea profondità e protezione. Le sospensioni Louis Poulsen scendono leggere ai lati, liberando i piani e costruendo una luce puntuale, mai invadente. Tessili Society Limonta, Dedar e Schumacher Italia lavorano insieme al parquet recuperato, in una stratificazione che ricorda l’arte domestica di certe case inglesi d’inizio Novecento.
La cabina armadio, nascosta dietro ante scorrevoli in boiserie classica, sorprende con toni caldi e avvolgenti: luce integrata, tappeto Egorug e pouf Lavinia di Marta Sala. Davanti al letto cassettiera Maxalto e le opere Parallel Universe di Paolo Fiore. Uno spazio funzionale che diventa quasi teatrale, intimo, personale.
La camera dei bambini sceglie invece la leggerezza: carta da parati a righe azzurre, arredi architipici, spazio al gioco. La porta originale, con maniglia in ottone di Gio Ponti, segna una continuità con il resto dell’appartamento senza imporre un’estetica troppo dichiarata.
I due bagni chiudono il progetto come una coppia di variazioni sullo stesso tema. Il primo, ampio e chiaro, gioca sulla simmetria e sulla luce che si riflette sul marmo grigio imperiale; il secondo, più piccolo, sceglie l’opposto: pareti e soffitto verdi, luce assorbita, atmosfera raccolta, quasi segreta, con applique verticali su disegno, specchiere contenitivi e rubinetteria classica Cristina.
Ogni arredo fisso è su misura, ogni scelta calibrata. In questo progetto, Moitié Studio dimostra una maturità rara: la capacità di tenere insieme rigore e accoglienza, memoria e visione, Milano e Londra. Francesco Gennaro e Giorgia Rossi confermano la loro versatilità, capaci di costruire interni che non inseguono il tempo, ma scelgono di abitarlo.
Lead Architects: Francesco Gennaro & Giorgia Rossi
Photography: Valentina Sommariva
Al quinto piano di un palazzo razionalista anni Trenta firmato da Giovanni Muzio, l’architettura conserva quella gravitas silenziosa tipica della Milano colta: proporzioni misurate, solidità, un’eleganza che non chiede attenzione ma la impone. È qui che Moitié Studio – fondato da Francesco Gennaro e Giorgia Rossi – ha messo mano a un appartamento di 150 mq, trasformandolo in un racconto domestico sofisticato e articolato, dove memoria e...
- Year 2026
- Work finished in 2026
- Status Completed works
- Type Apartments / Interior design / Building Recovery and Renewal


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