Ciao Cara | Velvet Studio

Turin / Italy / 2026

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In un momento in cui la ristorazione sembra inseguire continuamente nuove tendenze, contaminazioni e linguaggi, c’è chi sceglie una direzione opposta. Non semplificare. Non reinventare. Non reinterpretare. Tornare all’origine. Nasce così Ciao Cara, il nuovo progetto torinese firmato da un gruppo di giovani imprenditori che rimette al centro una domanda oggi tutt’altro che scontata: è ancora possibile fare ristorazione partendo dalla tradizione, senza sentirsi obbligati a trasformarla? Un progetto che nasce da una storia reale Ciao Cara prende vita in uno spazio che non è solo un indirizzo, ma una memoria: qui sorgeva la trattoria dei bisnonni di Emanuele Borio, oggi tra i fondatori del progetto. Classe 1994, quarta generazione di una famiglia attiva nella distribuzione food professionale, Emanuele cresce a stretto contatto con il settore, sviluppando una conoscenza concreta e quotidiana della ristorazione. Accanto a lui Anastasia, classe 2000, cresciuta in una famiglia con oltre 70 anni di esperienza nel mondo delle farine e formatasi tra economia e food & wine communication alla IULM, con un’esperienza diretta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Alle redini della cucina, Federico Girone, chef classe 1993, con un percorso che attraversa sia la cucina fine dining sia quella più tradizionale — da La Credenza a Trattoria Zappatori — oggi alla guida di una proposta gastronomica che unisce tecnica, memoria e ricerca. Tre percorsi diversi, un punto in comune: costruire un luogo in cui la convivialità torni ad essere centrale.


Velvet Studio: il design come sottrazione


Il progetto architettonico porta la firma di Velvet Studio, guidato da Gianluca Bocchetta, e nasce da una riflessione radicale. “Più che disegnare un ristorante, CIAO CARA per Velvet Studio è stato un esercizio su cosa NON voler disegnare. ” Un punto di partenza che ribalta completamente l’approccio progettuale: non partire dalla forma, ma dall’esperienza. Dal coraggio di un gruppo di giovani imprenditori che sceglie di proporre la tradizione senza distanza, senza reinterpretazione, senza rinnegare quanto di bello la cucina piemontese propone da decenni. L’idea è quella di premiare una clientela affezionata a un’atmosfera familiare, quasi casalinga, fatta di ricordi, sapori e colori che appartengono alla memoria collettiva. “Abbiamo disegnato una scena, una fotografia che rimane appesa su una parete, che ingiallisce nel tempo, che ci si dimentica e che però quando ne abbiamo bisogno è lì, a fianco al quadro dei nonni. ” Il progetto prende forma attraverso elementi riconoscibili e profondamente identitari: i colori tipici della trattoria piemontese, il legno, i paralumi, il bancone in bella mostra come la credenza del salotto. Le luci calde, le stagere del vino, la cucina a vista da cui osservare i cuochi mentre preparano i plin. Prima il contenuto, la sostanza, e solo dopo la forma. “N on abbiamo cercato di cavalcare la tendenza, le etichette e la moda. Perché Torino è tipica per i torinesi, che vogliono condividere, chiacchierare intorno a un tavolo e mangiare la pietanza, la coccola che serve ad affrontare i pettegolezzi e le ondate di piattini, smash, brace, pizza, sushi e poke. ” Anche il nome nasce da questo dialogo: Ciao Cara è un saluto, un augurio, un invito a mettersi comodi e vivere il luogo. Ad assaggiare i sapori e guardare la città — con la Mole visibile dalle vetrine e dal dehors — che resta lì, all’orizzonte, come simbolo di una tradizione che resiste. “E come il migliore dei pranzi della domenica in famiglia, ogni complemento è fatto a mano, ogni armenniccolo è posato da mani artigiane locali. ” Questo è il design di Ciao Cara. La cucina: condivisione, materia e ritmo contemporaneo La proposta gastronomica si costruisce su un equilibrio preciso tra tradizione e contemporaneità. Il cuore del format è rappresentato da piatti “da mettere in mezzo” pensati per essere condivisi e per accompagnare il momento a tavola in modo spontaneo, rompendo la rigidità della sequenza classica delle portate. Un approccio che invita all’assaggio, allo scambio, alla conversazione. A questo si aggiunge un elemento centrale: un piatto pensato per il tavolo, da condividere, che cambia stagionalmente e diventa un vero e proprio rito collettivo. Dentro questa idea di cucina, ci sono piatti che raccontano tutto senza bisogno di spiegazioni. Il vitello tonnato è uno di questi. Parte da un girello cotto al punto rosa, morbido, succoso, e da una salsa che non cerca scorciatoie: niente maionese, ma tonno, uova sode, capperi e quella nota leggermente acetica che ti riporta subito a casa. Poi arriva il caramello al peperoncino, e cambia tutto. Ti sposta, ma senza tradire. È uno di quei piatti che conosci, ma che ti sorprende comunque. I bon bon di guancia sono l’altra faccia del racconto. Croccanti fuori, morbidi dentro, pieni di gusto. La guancia è lavorata fino a diventare quasi una crema, avvolgente, e la maionese alla nocciola accompagna senza coprire, anzi, ti fa venire voglia di prenderne ancora uno. Sono fatti per stare al centro tavola, per essere presi con le mani, senza pensarci troppo. E poi c’è la cipolla in cocotte, che è probabilmente il piatto più “Ciao Cara” di tutti. Dolce, lenta, cotta fino a diventare morbida, quasi fondente. Sopra, la fonduta di grana e salsiccia che scalda, che riempie, che sa di domenica. Gli amaretti sbriciolati arrivano dopo, e fanno quello che non ti aspetti: chiudono il cerchio con una nota dolce, leggera, che resta. Sono piatti così: non cercano di stupire, ma di farti stare bene. E alla fine è quello che ti fa restare seduto un po’ di più La carta vini nasce da una selezione inizialmente interamente piemontese, in continuità con l’identità del progetto, per poi ampliarsi progressivamente ad altre regioni italiane. Oggi conta circa 60 etichette, distribuite tra rossi, bianchi, rosé e bollicine, in un equilibrio pensato per accompagnare la cucina e adattarsi a diversi momenti di consumo. Una proposta dinamica, in continua evoluzione, capace di raccontare il territorio senza chiudersi.


Una posizione chiara nel panorama contemporaneo


Ciao Cara non cerca di inseguire il presente della ristorazione, ma di posizionarsi rispetto ad esso. In un contesto dominato da format veloci, piatti “da trend” , contaminazioni e linguaggi globali, il progetto sceglie di lavorare su un altro livello: quello della riconoscibilità, della memoria, della relazione. Un luogo dove Torino torna ad essere vissuta per ciò che è, e dove la tradizione non viene reinterpretata, ma restituita con rispetto e consapevolezza. Visione Lo sviluppo futuro del progetto guarda a una crescita coerente, capace di evolversi senza perdere identità. L’obiettivo è quello di consolidarsi come punto di riferimento contemporaneo nel panorama locale, unendo convivialità e ricerca, accessibilità e qualità, mantenendo sempre forte il legame con il territorio e con le proprie radici.

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    Project details
    • Year 2026
    • Work finished in 2026
    • Status Completed works
    • Type Bars, Cafes, tea houses / Restaurants / Interior design
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