Terzo Polo Universitario Unimore | Alberto e Giovanni Manfredini

Restauro ex Seminario Vescovile Reggio Emilia / Italy / 2022

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RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO SEMINARIO VESCOVILE URBANO DI REGGIO EMILIA PER RIFUNZIONALIZZAZIONE A USI UNIVERSITARI: TERZO POLO UNIMORE

PROGETTO ORIGINARIO

Il Seminario Vescovile di Reggio Emilia è stato progettato nel 1946 da Enea Manfredini (1916 – 2008) (https://it.wikipedia.org/wiki/Enea_Manfredini) ed è presente nel “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi” del MiC – Direzione Generale Creatività Contemporanea (https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=1343)
e nel PatER – Catalogo del Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna relativo all’ “Architettura di qualità del Secondo Novecento (1945-2000)” (https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=152227).


Assegnato a seguito di un concorso indetto nel 1946, il Seminario riassume i principi fondamentali di tutta l’opera di Enea Manfredini, in quello che a ragione è considerato il suo lavoro più importante; un’architettura rigorosa, d’impronta limpida e cristallina, laddove tecnica e forma coincidono felicemente in uno spazio che restituisce l’intensità della funzione senza retorica. Il Seminario si sviluppa su due corpi di fabbrica paralleli ai viali di circonvallazione e orientati secondo l’asse est-ovest, collegati tra loro da un corpo centrale con funzione di atrio. Gli affacci sono rivolti verso sud mentre i corridoi di distribuzione a tutti i piani corrono parallelamente alle facciate interne e collegano tra loro i diversi ambienti. Le ampie vetrate affacciano sullo spazio verde interno, restituendo l’immagine di un chiostro interpretato con un linguaggio moderno e caratterizzato dalla semplicità nell’uso dei materiali, rivalutando la tradizione del buon costruire. Il telaio in cemento armato è mostrato nella sua interezza, sia all’esterno che all’interno; le finestre verticali sono realizzate con serramenti in ferro e le parti in muratura sono rivestite in klinker color avorio. I materiali e le cromie restituiscono un ambiente sobrio ed equilibrato anche all’interno, dove i pavimenti sono di marmette verdi e le porte interne sono rivestite di linoleum rosso con stipiti di frassino lucidato. Ai due corpi di fabbrica corrispondono differenti finalità; quello sul fronte strada raccoglie le funzioni collettive e alloggia le attività a diretto contatto con la comunità esterna, mentre l’altro volume ospita la parte riservata del collegio, restituendo l’immagine di uno spazio di raccoglimento e di preghiera. Oltre i due bracci, collegato ad essi sul lato verso il campo sportivo, il volume autonomo della chiesa e della cripta sottostante restituisce un’immagine scarna ed essenziale, caratterizzata esternamente e internamente dalla forma strutturale, costituita da due ordini di portali di cemento armato sovrapposti ed espressamente denunciati. Le due cappelle, una usata dai ginnasiali e l’altra dai teologi, sono collegate a diversi piani e accessibili separatamente.  (A.Zamboni, C.Gandolfi 2011).

Il progetto originario è costituito da due corpi di fabbrica paralleli a esposizione unica a sud. Sono destinati il primo alla vita interna del collegio, il secondo alle attività organizzative che hanno diretto contatto con l’esterno. L’atrio collega i due corpi, e sullo stesso asse dell’atrio si trovano le cappelle. Sono due chiese sovrapposte ma di superficie diversa che assolvono le esigenze delle sezioni del Seminario: una per i ginnasiali, l’altra per i teologi. Collegate al grande complesso del Seminario come funzione, costituiscono elemento architettonico indipendente. Due ordini di portali in cemento armato costituiscono la struttura fondamentale. Gli spazi a valenza pubblica ivi presenti sono costituiti dall’atrio di ingresso, dal refettorio, dal sistema delle chiese sovrapposte, dall’aula magna, dalle scale centrali e dal complesso dei deambulatori di piano terra. Gli spazi esterni, entro la forma della pianta a H, sono giardini. Si tratta di un’opera che ci consente di misurare dal vero il salto operato da Manfredini nella direzione di una volontà, solo più tardi conclamata, di affievolire l’uso del “linguaggio moderno” fino a stemperarlo totalmente nell’aura neorealista, e farlo anche “altro” (da Giuliano Gresleri, “La sospensione premeditata delle forme”, in Enea Manfredini, Architetture 1939 -1989, cat. mostra, Electa, Milano, 1989, p. 9).


Bibliografia:
1955 - “Casabella-Continuità”, n. 205, aprile maggio, pp. 52-59;
1955 - “L’ Architecture d’aujourd’hui”, n. 58, febbraio, pp. 68-73;
1955 - “Edilizia Moderna”, n. 56, dicembre, pp.31-41;
1955 - “Vitrum”, n. 65, marzo, copertina;
1955 - “Vitrum”, n. 72, ottobre, pp. 2-9;
1956 - “Technique et Architecture”, n. 1, maggio, pp.82-87;
1956 - “L’ Architecture Française”, n. 161-162, p. 53;
1956 - Dieci anni di architettura sacra in Italia, Bologna, pp. 305-315;
1957 - “Chiesa e Quartiere”, n. 1, marzo, p. 53;
1957 - “Chiesa e Quartiere”, n. 3, settembre, p. 13;
1958 - “Architettura-Cantiere”, n. 17, p. 67;
1958 - “Das Munster”, Monaco;
1958 - “Chiesa e Quartiere”, n. 8, pp. 50-53;
1958 - G. Roisecco, Vita dei materiali nell’architettura, Vitali e Ghianda, Genova, pp.127, 137;
1958 - A. Balestri, Chiese, Vallardi, Milano, pp. 11-13;
1959 - W. Weyres e O. Bartning, Kirchen-Handbuch für den Kirchenbau, Verlag Callwey, Monaco, p. 198;
1959 - “Chiesa e Quartiere”, n. 11, p. 15;
1960 - “L’Architettura: Cronache e storia”, n. 51, gennaio, p. 600;
1981- “Parametro”, n. 97, giugno, pp. 13, 19, 34-36;
1988 - “Dossier di urbanistica e cultura del territorio”, a. VIII, n. 1, gennaio marzo, p. 74;
1988 - “L’Architettura: Cronache e storia”, n. 4, aprile, p. 269;
1989 - Enea Manfredini, Architetture 1939-1989, cat. mostra, Electa, Milano, pp. 64-75;
1991- S. Zanichelli, Itinerari reggiani di architettura moderna, Alinea, Firenze, p. 124;
1995 - “Edilizia Popolare”, n.241, settembre ottobre, p. 51;
2000 - L’Architettura delle chiese contemporanee: il caso italiano, Jaca Book, Milano, pp. 29,30,  36, 155;
2004 - L. Bertolaccini, Enea Manfredini: architetture degli anni cinquanta, “d’Architettura”, n. 24, maggio agosto, pp. 183-185, 188;
2005 - M. Casciato e P. Orlandi, Architettura in Emilia-Romagna nel secondo novecento, Clueb,    Bologna, pp. 41-42;
2008 - Opera contenuta nella selezione ristretta IBC di opere di valore storico architettonico in Architettura in Emilia-Romagna nel secondo novecento, Clueb, Bologna, 2005;
2020 - R. Gargiani, Razionalismo emozionale per l'identità democratica nazionale 1945-1966,      Skira, Milano, pp.255-257;
2021 - P. Zermani (a cura di), "Identità dell’Architettura Italiana", vol. 19, Diabasis edizioni, Parma, pp. 100-101;
2022 - M.Fortelli e M.Bianchi, Rigenerazione adattiva, Architettare n. 26, pp. 78-93;
2022 - A.Rinaldi, Guida di Architettura contemporanea, Corsiero ed., pp. 60-61;
2025 . G. Gasparini, A. Zamboni, La costruzione della città moderna, thedotcompany, Reggio Emilia, pp.188-191;
2026 - Quaderno n.1, Interventi di Restauro e Rifunzionalizzazione, "Il Seminario Vescovile di Reggio Emilia", Venezia, pp. 14-15.


PROGETTO DI RESTAURO


La crisi delle vocazioni ha determinato nel tempo un progressivo sottoutilizzo del Seminario, con conseguente degrado edilizio e impiantistico. Parallelamente, il forte incremento delle iscrizioni al polo reggiano di UNIMORE ha consentito nel 2018 la definizione di un accordo tra Diocesi, Comune e Università finalizzato alla rifunzionalizzazione del complesso per usi universitari, attraverso un intervento di restauro e adeguamento funzionale.
Il progetto nasce dalla compatibilità tra destinazione originaria e nuovo utilizzo, entrambi riconducibili all’ambito dell’“alta formazione”, e ricerca un equilibrio tra tutela dei valori storico-architettonici e necessità di adeguamento alle normative contemporanee. Gli edifici, risalenti a circa settant’anni fa, richiedevano infatti un generale rinnovamento impiantistico, il miglioramento delle prestazioni energetiche e l’adeguamento alle normative in materia di sicurezza antincendio, accessibilità, igiene e sicurezza del lavoro.
Gli interventi antincendio sono stati progettati in modo da risultare sostanzialmente "invisibili": le nuove scale di emergenza a prova di fumo sono collocate nelle campate terminali dei corpi di fabbrica, senza alterare la configurazione originaria. Anche l’eliminazione delle barriere architettoniche è stata affrontata con soluzioni rispettose dell’impianto esistente, mediante rampe e passerelle trasversali ai corpi edilizi e nuovi ascensori inseriti in posizioni compatibili con l’assetto spaziale storico.
Particolare attenzione è stata dedicata alla conservazione degli elementi che definiscono il carattere architettonico dell’edificio. Le facciate mantengono il sistema originario costituito da telai in cemento armato a vista, tamponamenti in laterizio rivestiti in klinker e serramenti metallici a profilo sottile tipo “ferrofinestra”. Analogamente, negli spazi interni vengono preservati gli elementi identitari quali la sequenza ritmica dei telai strutturali, le aperture a tutta altezza, gli infissi storici in legno rivestiti in linoleum rosso e i pavimenti originari in marmo botticino e graniglia.
La riqualificazione energetica è stata condotta senza compromettere l’immagine architettonica del complesso. Le facciate esterne sono state restaurate e consolidate, mentre l’isolamento termico è stato realizzato prevalentemente dall’interno, lasciando leggibili i telai strutturali in cemento armato. Sulla copertura piana è stato introdotto un nuovo pacchetto isolante con finitura “Cool Roof”, capace di migliorare le prestazioni energetiche e ridurre l’effetto isola di calore.
I serramenti esterni dei piani superiori sono stati sostituiti con nuovi infissi in alluminio a taglio termico, mantenendo disegno, proporzioni e leggerezza visiva degli originali ma introducendo vetrocamere ad alte prestazioni termoacustiche e di sicurezza. In alcune zone significative, come l’atrio centrale, gli infissi storici sono stati invece restaurati per conservarne il valore testimoniale e artigianale.
L’inserimento dei nuovi impianti tecnologici è stato affrontato evitando controsoffitti che avrebbero compromesso la percezione dello spazio originario. Gli impianti sono quindi lasciati a vista e organizzati secondo una logica compositiva coerente con la struttura dell’edificio, attribuendo loro un ruolo tettonico integrato nell’architettura.
Anche la messa a norma dei parapetti delle scale è stata risolta senza alterare gli elementi storici esistenti: le integrazioni necessarie sono state progettate come strutture leggere e reversibili, capaci di garantire sicurezza mantenendo leggibile il disegno originario.


Coordinamento generale: Comitato Reggio Città Universitaria, Mauro Severi
Progetto Architettonico e Direzione Artistica: Alberto e Giovanni Manfredini

Progetto e DL strutture: Studio Gasparini associati, Piero A. Gasparini
Progetto e DL strutture metalliche: Pietro Corradini

Progetto e DL Impianti Meccanici: Studio STA, Giuseppe Nizzoli
Progetto e DL Impianti elettrici e speciali: Penta Engineering, Enrico Catti
Acustica: Morlini Engineering
Progetto Antincendio: Mauro Iotti
Controllo costi: Sergio Cerroni

Direzione Lavori generale: Giovanni Olivi
Collaudo: Alex Iemmi
CSP e CSE:  Lab Analysis, Andrea Bonori

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    Project details
    • Year 2022
    • Work started in 2019
    • Work finished in 2022
    • Main structure Reinforced concrete
    • Client Ente Seminario Vescovile di Reggio Emilia
    • Contractor CEA Cooperativa Edile Artigiana, Parma (Opere edili)_I.CO.MA.srl, Macherio MB (Restauro facciate)_Peloso Infissi srl, San Martino Buon Albergo VR (Serramenti metallici)_Torreggiani & C, Reggio Emilia (Impianti Meccanici)_Bigliardi Automazioni, Poviglio RE (Impianti Elettrici e speciali)
    • Cost 12.120.000,00 €
    • Status Completed works
    • Type Parks, Public Gardens / Churches, chapels of worship / Colleges & Universities / Student Halls of residence / Recovery/Restoration of Historic Buildings / Restoration of façades / Structural Consolidation / Facade renovation / Adaptive reuse
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