Jamboree. Gusto e Fermento

Magliano de' Marsi / Italy / 2025

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Il progetto per i nuovi interni del Jamboree a Magliano Dei Marsi è configurato sulla base dell’esistente in cui le modifiche spaziali e distributive apportate sono state minime; pertanto, ci si è concentrati principalmente sulle soluzioni di arredo e sulle finiture. Il locale occupa una delle unità immobiliari di un fabbricato nel centro storico cittadino, una ricostruzione successiva al terremoto che ha colpito la Marsica nel 1915. Sebbene nell’insieme i caratteri architettonici, tipici delle costruzioni civili del periodo, siano modesti, l’interno della sala principale presenta una forte spazialità dovuta principalmente alla doppia altezza, che all’apice supera i 6m e alla copertura lignea a doppia falda lasciata a vista. A seguito di interventi edilizi eseguiti nei primi anni 2000 è stato realizzato il piano mezzanino che estende la sala di somministrazione, configurando al piano terra la cucina ed i locali addetti. È proprio da questa base che ha avuto inizio il progetto con l’obiettivo di valorizzare l’architettura e lo spazio esistente con l’ambizione di ricercare soluzioni tali da conferirgli un carattere forte e distintivo. Il nome stesso del locale prefigura la vocazione all’accoglienza: Jamboree termine che nel gergo scout significa adunanza, raduno, in sostanza lo stare insieme per condividere momenti piacevoli intorno ad un tavolo. Da qui l’idea di ricercare una forma che potesse rappresentare in qualche modo questo concetto e contemporaneamente trovare una soluzione in grado di valorizzare ed enfatizzare il vuoto, il generoso spazio della sala con un’altezza che supera la larghezza geometrica di questo ambiente al piano terra. Il percorso progettuale ci ha portato ad osservare alcune opere provenienti da diverse correnti artistiche, in particolare tra queste si annoverano “Nomad Circle” di Richad Long e “Two Running Violet V Forms” di Robert Irwin, opere in cui gli autori sperimentano una spazialità nella spazialità. Nel primo esempio una sequenza serrata di pietre trovate sul posto definisce un cerchio perfetto, uno spazio concluso, etereo quasi impercettibile, ma che nella sua configurazione stabilisce un limite netto introverso e chiuso che porta con sé il paradosso di essere nello stesso tempo un’opera aperta sul paesaggio e nel paesaggio. “Two Running Violet V Forms” di Robert Irwin è forse l’opera che più si avvicina alla nostra ricerca, una geometria chiara e distinta all’interno di un bosco di eucalipti definisce uno spazio antropico. Uno spazio nello spazio, Two Running Violet V Forms anticipa la concezione di Irwin di un’arte “condizionata/determinata dal sito” delineata nel 1985 nel suo libro “Being and Circumstance: Notes Toward a Conditional Art”. Allo scopo di creare un’esperienza fisica inclusiva, Irwin parte da una “lettura del sito intima, concreta”, è un’idea che si è sviluppata con l’intento di occupare lo spazio, ma nello stesso tempo lasciarlo libero, lavorare sulla dicotomia di presenza-assenza, sulla trasparenza e sulla matericità. “L’opera di Irwin si sviluppa sulla base delle argomentazioni del filosofo francese della fenomenologia Maurice Merleau-Ponty, espresse in “Il visibile e l’invisibile” (1969), dove scrive che il punto di vista in quanto tale si fa tattile e che l’osservatore segue con lo sguardo i movimenti e il profilo delle cose. La visione si fa percezione, e Irwin ci invita a osservare forma, colore, trama superficiale e così via negli oggetti e negli spazi che ci stanno intorno. Irwin scrive che la base assoluta della nostra capacità di percepire è il cambiamento, il susseguirsi di eventi e qualità quasi simili, ma minutamente variabili.” 


Partendo da questi concetti abbiamo lavorato su diverse ipotesi e fatto prove di materiali, arrivando ad una forma fortemente plastica e materica, ma che nello stesso tempo potesse essere permeabile e diafana. Così due anelli in legno vengono sospesi attraverso la ripetizione seriale di sottili corde in fibra naturale di sisal, che con i suoi 1200 m di lunghezza costituisce un unico corpo etereo in grado di stabilire un confine definito e nello stesso tempo aperto. Questa trama sospesa nello spazio riesce in quell’intento di poter creare uno spazio nello spazio, una Formasospesa in grado di rafforzare l’esperienza di riunirsi, di raggrupparsi, di uno stare insieme in quel momento.


I due anelli in legno sono stati sagomati in modo tale da poter alloggiare il sistema di illuminazione che trasforma questa trama in una massa di luce.


I colori scelti sono quelli dell’agricoltura locale, a cui il Jamboree è molto devoto e grato, sono i colori del verde e del giallo paglierino, in questo caso il legno di frassino.


La trama lineare che ordina le corde fa parte di una composizione che nasce dall’esigenza di fondere e integrare le pareti divisorie del piano terra con la balaustra del piano mezzanino e della scala. Un gioco di alternanza tra pieno e vuoto che rispecchia la permeabilità della forma materica della sala principale. In questo caso abbiamo trovato spunto dalle opere di Edith Lundebrekke, il cui lavoro si concentra molto sulla creazione di trame geometriche ottenute dalla giustapposizione di elementi lineari.


Il progetto racchiude un’articolata complessità che attraversa in modo trasversale non solo le esigenze funzionali e la necessità di operare all’interno dello spazio fisico disponibile, inteso come contesto costruito, ma anche la volontà di dare forma a un luogo poetico, capace di accompagnare e amplificare l’esperienza culinaria condivisa.

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    Project details
    • Year 2025
    • Work started in 2025
    • Work finished in 2025
    • Client Federico Tangredi
    • Contractor Falegnameria Frezzini & Angelo Del Manso
    • Status Completed works
    • Type Restaurants / Interior design
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