Restauro Officina ICO Centrale

Ivrea / Italy / 2006

0
0 Love 50 Visits Published

La Ico Centrale rappresenta con ogni certezza uno dei oggetti più significativi e conosciuti dell’architettura Italiana del XX secolo. Fra tutti gli edifici realizzati dall’Olivetti ad Ivrea, con la sua insistita ricerca di trasparenza e di apertura verso la città, è certamente quello che più di ogni altro esprime l’adesione dei progettisti alle istanze di modernità ed all’idea di comunità promosse da Adriano Olivetti fin dagli anni ’30.


La costruzione dell’edificio si è protratta per più di dieci anni – dal 1938 al 1949 - e alla sua ideazione hanno contribuito diversi progettisti: Luigi Figini e Gino Pollini a cui è attribuita la paternità del progetto ed a cui si deve la concezione generale e l’ideazione delle facciate vetrate; Annibale Fiocchi che diede un significativo contributo al progetto della manica Ovest e Ottavio Cascio che nel 1955 ridisegnò l’immagine del fronte sud introducendo la cortina dei frangisole orizzontali.


Particolarmente noto è l’imponente fronte su via Jervis, caratterizzato dalla grande facciata vetrata doppia continua – sorta di icona del razionalismo italiano – la cui immagine è stata accuratamente veicolata fin dall’epoca della sua concezione dalla stessa Olivetti attraverso le riviste specializzate per mezzo di un efficace e accurato apparato iconografico prodotto nel quadro delle proprie iniziative promozionali.


 


Intervento di Riqualificazione
Il progetto di riqualificazione della Ico Centrale – effettuato tra il 2004 e il 2006 – rappresenta il primo passo di un progetto esteso ed organico che ha riguardato anche la riqualificazione della vicina Nuova Ico – l’ultimo edificio industriale costruito alla fine degli anni 1950 da Figini e Pollini per Olivetti – finalizzato ad allocare in modo più congruo e su una superficie più vasta i call center, gli uffici commerciali, le aree training, la mensa e alcuni servizi tecnici di Vodafone Italia.


 


Il Restauro
Il recupero funzionale dello stabile costituisce il primo caso di applicazione ad un edificio di grande rilievo storico e monumentale delle normative di salvaguardia delle architetture moderne del comprensorio Olivetti redatte nel quadro del progetto di valorizzazione di tale patrimonio condotto dal Comune di Ivrea fin dalla fine degli anni 1990.


L’applicazione delle procedure di restauro conservativo resa obbligatoria da tali norme e dal PRGC ha perciò interrotto il processo di intervento “a macchia di leopardo” che aveva caratterizzato i precedenti interventi di manutenzione sull’edificio ed ha consentito di definire un percorso virtuoso che potrà servire da termine di paragone obbligato nella salvaguardia degli altri edifici olivettiani presenti sul territorio di Ivrea.


L’aspetto evidentemente più singolare e di maggiore interesse del progetto di restauro riguarda l’intervento sulle facciate vetrate, costituite da una doppia pelle e da una stretta intercapedine cui è affidata (almeno in teoria) la funzione di controllo delle condizioni microclimatiche interne.


Approfonditi rilievi avevano evidenziato uno stato di degrado preoccupante delle facciate e la loro inadeguatezza anche rispetto ai parametri di efficienza più elementari (le pareti ad esempio non erano stagne all’acqua né tanto meno all’aria).


Esclusa per oggettiva impraticabilità tecnica l’ipotesi di implementare l’efficienza di entrambe le pelli vetrate attraverso interventi puntuali volti a correggere uno per uno gli “errori” dovuti all’artigianalità del sistema di costruzione originale e scartata l’ipotesi di realizzare una terza pelle efficiente in aggiunta alle due esistenti, è stata adottata una soluzione in grado di garantire allo stesso tempo il recupero dell’efficienza dell’involucro e il mantenimento dell’immagine consolidata dell’edificio.


Nei prospetti principali – quello nord su via Jervis e quello a est – si è perciò attuato un attento restauro conservativo della pelle esterna (per uno sviluppo di mq. 2.300).


L’immagine originale della facciata, al contempo modernissima ed ingenua anche grazie alle infinite irregolarità dimensionali e materiali tipiche delle costruzioni artigianali, è stata così conservata tramite un’azione di restauro delle parti strutturali e degli ingegnosi meccanismi di apertura della pelle esterna, che ha avuto la meglio su un degrado così avanzato da spingere in un primo tempo la committenza a valutare l’opportunità di porre in essere l’opzione -sicuramente meno onerosa in termini economici e di impegno - del rifacimento “à l’idéntique”.


La pelle interna è stata invece sostituita con una nuova realizzata – nel rispetto dei vincoli imposti dalle norme di salvaguardia e rispettando le dimensioni di quella storica – con un sistema di profili in alluminio a taglio termico realizzato con apposite matrici di estrusione che portano vetrate isolanti, basso emissive e di sicurezza, in grado di garantire l’intero quadro prestazionale richiesto dalle norme e dai criteri di sicurezza e benessere aziendali.


In tal modo è stata fatta salva l’esigenza della conservazione delle facciate storiche e realizzato il necessario upgrade prestazionale indispensabile al reinserimento dell’edificio nel ciclo produttivo nel rispetto del quadro normativo vigente, relativo a isolamento termico e acustico, sicurezza, impermeabilità, resistenza.


Nei prospetti secondari – lato sud e verso la chiostrina interna – ciò che rimaneva della doppia facciata è stata invece sostituita con una facciata unica che riproduce quella originale.


 


Il restauro conservativo non si è però limitato alle vetrate dei prospetti principali, ma si è ovviamente esteso all’intera pelle dell’edificio a cui sono stati restituiti i connotati materici e cromatici originali.


L’operazione, che ha interessato alcune migliaia di metri quadrati di facciate di epoche diverse e con caratteristiche materiali e costruttive molto diversificate, ha evidenziato tutte le fragilità tipiche dell’architettura moderna, qui esasperate oltre che dal pessimo stato di conservazione dei manufatti anche dal carattere sperimentale di molte finiture e dalla evidente predisposizione naturale di molti elementi (tra cui le carpenterie metalliche delle vetrate e gli intonaci) ad una durata ed un’efficienza limitata nel tempo.


Una complessa azione di risanamento e recupero condotta nel rispetto della preesistenza e con l’obiettivo di garantire un pieno ripristino dell’efficienza tecnologica dell’edificio ha coinvolto quindi anche le parti strutturali e murarie, le reti di raccolta e scarico delle acque e l’adeguamento alle norme antincendio e di sicurezza con una numerosa serie di interventi puntuali e diffusi, il cui esito più evidente è consistito nella realizzazione di tre nuovi corpi scala di cui due all’interno visibili attraverso le pareti vetrate del fronte nord ed uno esterno.

0 users love this project
Comments
    comment
    user
    Enlarge image

    La Ico Centrale rappresenta con ogni certezza uno dei oggetti più significativi e conosciuti dell’architettura Italiana del XX secolo. Fra tutti gli edifici realizzati dall’Olivetti ad Ivrea, con la sua insistita ricerca di trasparenza e di apertura verso la città, è certamente quello che più di ogni altro esprime l’adesione dei progettisti alle istanze di modernità ed all’idea di comunità promosse da Adriano Olivetti fin dagli...

    Project details
    • Year 2006
    • Work finished in 2006
    • Client Vodafone
    • Status Completed works
    • Type Corporate Headquarters / Restoration of façades / Recovery of industrial buildings / Building Recovery and Renewal
    Archilovers On Instagram