Riqualificazione dell’area delle casermette di Moncenisio a fini turistici, culturali e di welfare di comunità
Moncenisio / Italy / 2024
Il progetto di riqualificazione dell’intera area delle cosiddette Casermette rappresenta per la piccolissima comunità di Moncenisio – attualmente il nono comune meno popoloso d’Italia – un’operazione davvero ambiziosa, finalizzata alla rinascita della realtà locale nel quadro di quelle nuove visioni e progettualità di rigenerazione e di neopopolamento della montagna che tanto sviluppo stanno avendo negli ultimi anni.
Situato in valle Cenischia – una valle laterale del grande corridoio vallivo di Susa – a quasi 1.500 metri di quota e a poche centinaia di metri dal confine con la Francia, il paese di Moncenisio tra il Medioevo e l’inizio dell’Ottocento ha costituito un luogo decisivo per l’attraversamento delle Alpi e il collegamento dell’Europa nord-occidentale con il Mediterraneo.
Attraverso il colle del Moncenisio a 2.083 metri d’altitudine si snodava la Route Royale – la Strada Reale – che univa i due principali centri dell’entità statale sabauda, Torino e Chambéry. Il paese rappresentava quindi un’infrastruttura logistica importantissima, che nel corso dei secoli ha visto il passaggio di Imperatori e Papi, di eserciti, pellegrini e viaggiatori. Ma con l’apertura della nuova Strada Napoleonica nel 1811, finalmente carrozzabile, Moncenisio resta di colpo ai margini della grande storia. Prende avvio una parabola di declino, che ha portato questo paese a occupare negli ultimi decenni sovente la prima posizione nella classifica dei comuni più piccoli d’Italia, arrivando ad avere 30 soli abitanti.
Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Un’amministrazione illuminata e lungimirante ha iniziato a lavorare per la rinascita sociale, economica e culturale del paese. Sono state aperte diverse attività, è sorto un Ecomuseo denominato “Le Terre al Confine”, e la popolazione è risalita a 48 abitanti, con la nascita dopo diverso tempo di alcuni bambini.
Il progetto di riqualificazione delle ex Casermette deve essere inquadrato in questo tentativo di riattivazione di Moncenisio e dell’alta valle Cenischia.
Il progetto concerne il recupero di alcune Casermette abbandonate che ospitavano, in una vasta area immediatamente a valle del paese che era stata invasa dal bosco, la Guardia di Finanza di servizio al confine.
Edifici costruiti tra i due conflitti mondiali e costruttivamente molto semplici: un solo piano, pietra del luogo, coperture a capanna, due dei quali caratterizzati da una figurazione tipologica a manica semplice e dallo sviluppo longitudinale molto pronunciato. L’edificio più grande era destinato all’alloggiamento degli uomini, mentre quello più piccolo ospitava una stalla. Questi due edifici allungati risultano tra loro paralleli.
Vi era poi una terza costruzione, dimensionalmente assai più ridotta e a pianta quadrata fungente da deposito, che però, già nel momento di passaggio della proprietà dal Demanio al Comune di Moncenisio circa una decina di anni fa, era ridotta a rovina.
Il sito si trova all’interno di un allineamento-sequenza topografica di luoghi ad andamento WSW-ENE che ha fortemente influenzato il farsi del progetto, passante per la Piana di San Nicolao posta sotto il colle e il lago di Moncenisio a 1.974 metri di quota, il paese di Moncenisio e le Casermette, per giungere infine alla vetta del Rocciamelone a 3.538 metri, una delle montagne più importanti e emblematiche dell’intero Piemonte.
I lunghi manufatti delle Casermette risultano essere perfettamente orientati lungo questa assialità, costituendosi come dei naturali dispositivi paesaggistici nell’interazione visiva col Rocciamelone.
Tale topografia è incrementata a livello tettonico locale dall’andamento del terreno, con l’area delle Casermette che si presenta come la parte piana in basso di una sorta di anfiteatro naturale sopra il quale si erige il paese.
Per il riuso e la riqualificazione dell’area delle ex Casermette, considerate come un tassello importante per la strategia di riattivazione del paese, l’amministrazione di Moncenisio nel 2019-20 si rivolge ad un’Unità di ricerca del DAD-Politecnico di Torino da tempo impegnata in progetti rigenerativi sulle Alpi e gli Appennini, e a uno studio professionale di giovani architetti del luogo.
All’inizio la richiesta dell’amministrazione è quella di un progetto di riqualificazione finalizzato alla valorizzazione turistica di Moncenisio. Nel dialogo con i team dei progettisti e con altri attori territoriali il programma iniziale viene ad articolarsi: piccole infrastrutture per il turismo, ma anche spazi per la comunità e per la rigenerazione sociale a base culturale, al fine di trasformare le Casermette in uno spazio collettivo dai caratteri ibridi capace davvero di assumere il ruolo di vettore della strategia rigenerativa del paese.
Le prime indagini urbanistico-territoriali fanno emergere che la Casermetta più grande è sottoposta da alcuni mesi (il Piano regolatore è stato appena adeguato) all’interno di un vincolo del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) – vista la sua vicinanza al torrente – che non ne permette il riuso, cosa di cui l’amministrazione non aveva conoscenza.
È però possibile prendere quella volumetria non utilizzabile per la realizzazione di un manufatto ex novo. Progressivamente prende così corpo il programma definitivo.
- La Casermetta più grande, ristrutturata nelle sue murature e senza copertura, sarà utilizzata come una sorta di hortus conclusus affacciato sul Rocciamelone, di recinto murato di pietra en plein air, per eventi culturali, concerti, spettacoli teatrali, lecture, feste.
- La Casermetta più piccola verrà invece adibita a spazio collettivo per la comunità e per attività artistiche e laboratoriali, con annessa una residenza per ospiti e visitatori del paese, in collaborazione con l’Ecomuseo di Moncenisio.
Questi due interventi costituiscono il primo lotto, finanziato con fondi del GAL Escartons e Valli valdesi e del Comune di Moncenisio. I primi lavori di consolidamento delle murature esistenti hanno luogo nel 2020-21, durante la pandemia, mentre i lavori di costruzione degli edifici in legno all’interno del perimetro in pietra della Casermetta più piccola verranno effettuati nel corso del 2023, con inaugurazione del complesso nel gennaio 2024.
- La volumetria generata dall’impossibilità di riutilizzare la Casermetta più grande sarà finalizzata alla costruzione di un manufatto ex novo, destinato a caffetteria e a spazi benessere e wellness, che avrà caratteri tipologici simili ai due edifici esistenti. Si collocherà nello spazio aperto tra le due Casermette recuperate con giacitura analoga, e sarà completamente in legno. Analogamente a quanto fatto per la Casermetta minore, il progetto perseguirà una strategia di “scatole nella scatola”, con gli spazi distributivi tra i tre volumi massivi completamente vetrati.
Questo intervento, finanziato attraverso un Accordo di programma con la Regione Piemonte, è attualmente in fase di costruzione, e la conclusione del cantiere è prevista per l’estate del 2026. La destinazione a wellness è funzionale ad accrescere le performance di accoglienza turistica del paese. In pratica sarà uno spazio non soltanto accessibile da abitanti e visitatori, ma convenzionato con le strutture ricettive del luogo.
Come si è visto, la costruzione del programma porta quindi a un progetto definitivo che vede la presenza di tre corpi ad andamento longitudinale tra loro paralleli e allineati col Rocciamelone, di cui due esistenti e uno ex novo.
In questo contesto i progetti sulle due preesistenze si sono declinati tramite strategie diverse ma complementari.
Il primo, relativo al recupero della Casermetta più grande, e che ha portato alla realizzazione di una serie di corti comunicanti all’aperto destinate ad eventi culturali, si configura come una semplice operazione di pulitura della preesistenza, di consolidamento tramite la realizzazione di sottomurazioni e di un cordolo sommitale, e di costruzione di un assito ligneo per la pavimentazione.
Il secondo, che ha riguardato il recupero della Casermetta minore, la ex stalla, ha invece perseguito l’inserimento di due nuovi edifici lignei all’interno del vecchio recinto in pietra, che è stato solamente ripulito e consolidato.
Questi due nuovi corpi sono divisi da una piccola corte interna al recinto lapideo, che per quanto limitata rappresenta un importante punto di soglia dal punto di vista distributivo. Su questa corte insistono infatti sia due accessi provenienti dall’esterno ritagliati nelle mura del vecchio manufatto, sia le grandi vetrate dei due nuovi corpi in legno, creando un significativo crocevia che consente di cogliere il concetto delle “scatole dentro la scatola”.
L’inserimento dei due volumi lignei nel perimetro della Casermetta di pietra – verso valle uno spazio unitario destinato ad attività collettive affacciato sul Rocciamelone, verso monte una piccola unità residenziale –, rendendo netta e leggibile la distinzione tra la nuova e la vecchia struttura, mira a valorizzare la preesistenza operando tramite un dispositivo progettuale che potremmo definire di “contrasto complementare” tra la natura organica del manufatto esistente e la precisione dei nuovi volumi. Al contempo le aperture, tramite le imbotti lignee passanti e gli sfondati, legano le due strutture creando un dialogo tra loro.
Va sottolineato come la preesistenza della Casermetta sia stata presa e utilizzata esattamente com’era, evitando interventi e nuove aperture, salvo una grande vetrata in testa all’edificio che punta a inquadrare e valorizzare il paesaggio circostante, aprendo la vista sulla vetta del Rocciamelone.
Il dialogo materico tra il vecchio recinto in pietra con la sua patina derivante dalla storia e l’esattezza geometrica dei nuovi volumi in legno crea una sottile dialettica in bilico tra memoria e contemporaneità, favorendo un messaggio di innovazione e sostenibilità pertinente con i luoghi fondato su piccole mosse e passi misurati.
Diventa quindi evidente a livello di concept progettuale che l’operazione si basa sull’idea di trattare l’umile preesistenza come una sorta di ready made e pretesto per introdurre nuovi significati e valenze costruttive, distributive, paesaggistiche.
Per la realizzazione del progetto è stato utilizzato esclusivamente legno locale da filiera corta proveniente da vicini lotti della valle Cenischia, in particolare di larice spazzolato, utilizzato per la sua notevole durezza e durabilità.
La scelta di utilizzare il legno come materiale principale rappresenta un elemento chiave del progetto. La struttura portante, poggiata su un basamento cementizio, così come tutti i rivestimenti sono interamente in legno massello proveniente da lotti boschivi dei vicini paesi di Venaus e Mompantero. Tra gli obiettivi del progetto, oltre alla riattivazione di un’economia circolare legata alla filiera del legno, vi è infatti quello del riutilizzo di legno proveniente dai boschi di Mompantero, bruciati durante l’incendio del 2017 alle pendici del Rocciamelone. L’uso di legno di filiera corta intende sostenere l’economia locale, promuovendo l’utilizzo delle risorse boschive presenti sul territorio.
L’impiego del legno consente inoltre l’utilizzo di tecniche di costruzione artigianali che ben si adattano, come in questo caso, a cantieri siti in contesti non facili, dove l’accessibilità, le condizioni meteoriche al farsi delle diverse stagioni, la morfologia del suolo non favoriscono metodi consueti. In questo caso per la struttura, originariamente pensata come una sorta di sistema a balloon frame, sì è optato per una semplice e pratica ossatura in pilastri e travi in legno massello.
L’efficienza energetica è garantita dalla realizzazione di involucri con caratteristiche e prestazioni notevoli, dall’inserimento di due stufe a biomassa anch’esse legate ai temi dell’economia circolare locale, ed infine dall’impiego di pannelli fotovoltaici in copertura, che rendono energeticamente indipendenti i due blocchi.
In sintesi, il progetto di rigenerazione dell’area delle Casermette di Moncenisio intende porsi come un modello di sviluppo sostenibile per le comunità montane. Lo stesso gruppo di progetto, che intreccia competenze universitarie e giovani professionisti locali, va nella direzione di prefigurare nuove strategie. L’attenzione per la dimensione topografica e per forme di riuso adattivo quasi artigianali, l’uso del legno del territorio, l’innovazione tecnologica e l’impegno verso l'ambiente e la cultura locale lo rendono un progetto che abbraccia molteplici aspetti della vita delle comunità alpine contemporanee.
Gruppo di Progetto:
Politecnico di Torino - Antonio De Rossi, Laura Mascino, Matteo Tempestini
Coutan Studio Architetti - Edoardo Schiari, Maicol Guiguet
Il progetto di riqualificazione dell’intera area delle cosiddette Casermette rappresenta per la piccolissima comunità di Moncenisio – attualmente il nono comune meno popoloso d’Italia – un’operazione davvero ambiziosa, finalizzata alla rinascita della realtà locale nel quadro di quelle nuove visioni e progettualità di rigenerazione e di neopopolamento della montagna che tanto sviluppo stanno avendo negli ultimi anni.Situato in valle Cenischia...
- Year 2024
- Work started in 2022
- Work finished in 2024
- Main structure Wood
- Client Comune di Moncenisio
- Contractor Borgis srl, Sibille Scavi
- Cost 240.000 €
- Total area 80 m²
- Status Completed works
- Type multi-purpose civic centres / Adaptive reuse
- Websitehttps://divisare.com/projects/518012-antonio-de-rossi-laura-mascino-matteo-tempestini-coutan-architects-casermette-di-moncenisio
- Websitehttps://www.domusweb.it/it/architettura/gallery/2025/01/20/restauro-caserme-storiche-alpi-moncenisio.html





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